PUNTE BRILLANTI DI LANCE nostoi | vόστοι

PUNTE BRILLANTI DI LANCE nostoi | vόστοι 29.06.2018 | 16.09.2018

La statua “Compagno di Ulisse” (117 – 138 d.C.) dal Museo Archeologico Regionale “Antonino Salinas” di Palermo alla Fondazione Merz

a cura di Agata Polizzi

29 giugno – 16 settembre 2018

29 giugno ore 21 | accoglienza dell’opera con concerto

Dal palinsesto di mostre ed eventi creato dalla Fondazione Merz per la Città di Palermo, PUNTE BRILLANTI DI LANCE, e dalla collaborazione con Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas, Palermo nasce il progetto nostoi un viaggio ideale che incrocia linguaggi, tempi e spazi differenti, un dialogo tra istituzioni che si concretizza con uno scambio di opere provenienti dalle rispettive collezioni.

Il primo atto di questo progetto è stata la presentazione, il 31 maggio a Palermo, dell’opera di Mario Merz Pittore in Africa (1984) come installazione a lungo termine ospitata all’interno del Terzo cortile del Museo Archeologico Regionale “Antonino Salinas”. Il 29 giugno è la Fondazione ad ospitare un importante reperto archeologico di età adrianea (117 – 138 d.C.). “Compagno di Ulisse”, una statua raffigurante un giovane uomo nudo, è parte di un gruppo scultoreo che racconta il mitico episodio di Scilla – gigantesco mostro marino dal busto femminile, code di pesce e protomi canini – che attacca la nave di Ulisse, così come descritto nel XII Libro dell’Odissea.

Il reperto archeologico “Compagno di Ulisse” è visibile al pubblico dal giovedì 29 giugno alle ore 21, in occasione del quarto appuntamento della rassegna di arte e musica “Meteorite in Giardino 11”.

Il musicista Massimiliano Génot accoglie l’opera con un concerto per pianoforte, i cui brani – da Six épigraphes antiques: I. Pour invoquer Pan, dieu du vent d’été di C. Debussy, da Argonautika: Così un dolce inganno pose Afrodite di W. Merz, e da Métopes: Calypso di K. Szymanowsky – sono accomunati dal tema dei nostoi .

“Nella letteratura classica νόστος è allontanamento e ritorno, il fluire nello spazio e nel tempo; ancora nei libri dell’Esodo è metafora della ricerca di libertà, dell’utopia, ma è anche consapevolezza del reale in cui il viaggio indica, semplicemente, il desiderio di un universo migliore. E se dunque nella Storia tutto è circolare, allora il movimento circoscrive quel segmento dove tutto può accadere, esattamente come avviene in natura in cui “l’eterno ritorno” stabilisce un legame strettissimo tra il tempo e le cose. Ogni singola individualità si scioglie nell’eterno, è un episodio interconnesso con gli altri, una marcia verso una meta comune, un progresso corale.” Agata Polizzi

Il dialogo a distanza tra il Pittore in Africa di Mario Merz, e il Compagno di Ulisse seppur con linguaggi lontanissimi ma ugualmente potenti e lirici – rivela una narrazione che travalica il limite formale per manifestarsi come pura rappresentazione di un’idea.

La genesi dell’opera di Mario Merz risale agli anni Ottanta quando, partecipando a una storica edizione della Biennale di Venezia, l’artista si interrogò sulla totale mancanza di artisti africani alla manifestazione. La frase “esisterà pure un pittore in Africa” diventa così un interrogativo pulsante che, allora come oggi, si allarga alla mancata comprensione tra due sponde vicinissime e lontanissime nello stesso tempo.

La scultura classica, il cui personaggio rappresentato fu vittima di naufragio, interroga potentemente la contemporaneità sociale e politica in cui siamo immersi e il senso ultimo di responsabilità che siamo chiamati a mettere in atto.

“Nel dialogo tra la vastità del passato e l’energia vitale del presente, si genera così la possibilità di dire cose nuove, di mostrare visioni differenti, la possibilità di una rivoluzione di senso, in cui pochi elementi precari o primitivi, essenziali, erosi o evocativi, ma soprattutto imprevedibili, diventano la memoria di un viaggio infinito nel quale non contano più la provenienza o la meta, ma solamente l’intenzione.” Agata Polizzi

Compagno di Ulisse
marmo
copia romana di età adrianea (117 – 138 d.C.) di un soggetto ellenistico databile al II secolo a.C. e attribuibile agli scultori rodii Hagesandros, Athenadoros e Polydoros.
da Tivoli, villa di Adriano
Museo Archeologico Regionale “Antonino Salinas” – Palermo
Provenienza Collezione Astuto

&La figura di giovane è parte di un gruppo scultoreo rappresentante il mitico episodio di Scilla – gigantesco mostro marino dal busto femminile, code di pesce e protomi canini – che attacca la nave di Ulisse, così come descritto nel XII Libro dell’Odissea.
Il giovane uomo è raffigurato nudo, nell’atto di divincolarsi dalla potente morsa di una delle appendici del mostro che lo azzanna al fianco destro. I lineamenti del viso narrano con assoluto verismo il dolore, con le labbra semiaperte e gli occhi sbarrati. Il frammento è stato interessato da un accurato intervento di restauro negli anni 1999 – 2000.

 

 

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