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	<title>Fondazione Merz</title>
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		<title>Josef Koudelka</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 09:18:52 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Biografie]]></category>

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		<description><![CDATA[Nasce nel 1938. Di origine ceca, naturalizzato francese, vive tra Parigi e Praga. Entra a far parte dell&#8217;agenzia Magnum Photos nel 1971. Dopo la laurea in ingegneria all’Università di Praga, trova lavoro come ingegnere aeronautico e allo stesso tempo si dedica alla fotografia, documentando gli spettacoli teatrali e le comunità gitane della Cecoslovacchia. Il suo [...]]]></description>
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<p>Nasce nel 1938. Di origine ceca, naturalizzato francese, vive tra Parigi e Praga. Entra a far parte dell&#8217;agenzia Magnum Photos nel 1971.</p>
<p><span id="more-6097"></span></p>
<p>Dopo la laurea in ingegneria all’Università di Praga, trova lavoro come ingegnere aeronautico e allo stesso tempo si dedica alla fotografia, documentando gli spettacoli teatrali e le comunità gitane della Cecoslovacchia. Il suo reportage sull’invasione sovietica di Praga del 1968, presentato come “anonimo”, ottiene l’anno seguente la medaglia d’oro al premio Robert Capa. Le fotografie gli saranno attribuite solo sedici anni più tardi, dopo la morte del padre.</p>
<p>Nel 1970 chiede asilo politico all’Inghilterra, ma resta senza cittadinanza. Il Museum of Modern Art di New York gli dedica una personale nel 1975, anno di pubblicazione del libro “Gitans”, cui seguirà nel 1988 “Exils”.<br />
Nel 1986 partecipa al progetto DATAR per la documentazione del paesaggio urbano e rurale in Francia. Inizia a utilizzare una macchina fotografica panoramica e nel 1990 ritorna per la prima volta in Cecoslovacchia, dove documenta uno dei paesaggi più devastati d’Europa Centrale: il “triangolo nero”. Dal suo impegno nel testimoniare l’impatto che l’uomo contemporaneo esercita sul territorio nasce nel 1999 “Chaos”.</p>
<p>Nel 2006 viene pubblicato in Francia e in altri sette Paesi il primo volume retrospettivo, curato da Robert Delpire. Nel 2008 il libro “Invasion Prague 68” esce in undici lingue. Nel 2011 vede la luce una nuova versione di “Gitans” che riprende la bozza originale del 1968. Nello stesso 2011 viene presentata per la prima volta a Mosca la mostra “Invasion Prague 68”.</p>
<p>Josef Koudelka è stato insignito di numerosi premi, tra cui il Grand Prix National de la Photographie (1987) e il premio Henri Cartier-Bresson (1991), in Francia, e l’ICP Infinity Award (2004). Nel 2002 è stato nominato Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura Francese.</p>
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		<title>Comunicato stampa</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 16:09:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fmerz</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Press mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[A partire dal 29 ottobre 2011 la Fondazione Merz ospiterà una grande mostra concepita da Simon Starling a cura di Maria Centonze. Per la prima volta in Italia l’artista si propone come regista di un progetto espositivo da lui concepito, che coniuga alcuni dei suoi lavori con le opere di Mario Merz, Sture Johannesson, James [...]]]></description>
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<p>A partire dal 29 ottobre 2011 la Fondazione Merz ospiterà una grande mostra concepita da Simon Starling a cura di Maria Centonze. Per la prima volta in Italia l’artista si propone come regista di un progetto espositivo da lui concepito, che coniuga alcuni dei suoi lavori con le opere di Mario Merz, Sture Johannesson, James Nasmyth &amp; James Carpenter e Faivovich &amp; Goldberg.</p>
<p><span id="more-5971"></span>L’artista inglese analizza, attraverso generazioni di produzione artistica e di attività scientifica, l’evoluzione del rapporto dell’arte con la scienza nei secoli. “Le esplorazioni nei vari campi di interesse di Simon Starling confluiscono &#8211; come suggerisce la curatrice Maria Centonze – in uno spazio ibrido che costituisce una costante del suo lavoro. E’ uno spazio che assorbe dalla scienza, che si nutre della tecnologia, ma che tenta di ridefinire i confini delle cose e del pensiero al punto da creare microcosmi di idee, da mettere in relazione o in contrapposizione. Tutta la mostra si svolge come se le opere raccontando storie diverse, avessero un’unica costante che è quella di stabilire distanze illusorie, modificare tempo e spazio con mezzi empirici che restituiscono visioni di una possibile e non meno veritiera realtà”.</p>
<p>Alla Fondazione Merz Starling opera un’azione critica nei confronti della tecnologia, favorendo uno smantellameto delle sue stesse regole che conduce a una sorta di slittamento dai toni quasi poetici.<br />
In quest’ottica sono molteplici i punti di contatto con le opere degli artisti in mostra, in particolare con Mario Merz con il quale condivide, oltre a questo aspetto, anche il continuo desiderio di nomadismo.</p>
<p>Uno degli spunti da cui parte l’artista è il lavoro dei due astronomi dilettanti Carpenter e Nasmyth i quali, con un approccio speculativo, realizzarono una serie di disegni ottenuti dall’osservazione al telescopio della superficie lunare; disegni a loro volta utilizzati per costruire dei modellini fotografati, ottenendo quelle immagini così sorprendentemente poetiche dell’inarrivabile corpo celeste a cui fa riferimento il titolo della mostra.</p>
<p>Fatti e manipolazioni della storia sono anche l’argomento dell’opera recentemente completata Project for a Masquerade. Il video, proposto al piano interrato del museo, documenta le varie fasi di lavorazione di una serie di maschere giapponesi del Teatro del Noh appositamente create dal maestro Yasuo Mischi. Nel corso del video le maschere assumono i contorni somatici di noti personaggi internazionali, storici e di fantasia, coinvolti a vario titolo negli avvenimenti legati all’opera commissionata per ricordare il luogo d’origine del progetto della bomba atomica. Da qui l’analisi della scultura di Henry Moore Atom Piece/Nuclear Energy (1963) e della sua doppia identità: monumento celebrativo a Chicago e testimonianza della catastrofe umana al Museo di Hiroshima.</p>
<p>L’interesse di Starling sul rapporto tra finzione e realtà a partire dall’indagine scientifica, si sposta poi su El Mesón de Fierro degli argentini Faivovich &amp; Goldberg. Nel nuovo capitolo del loro ampio progetto A Guide to Campo Cielo, dedicato alla manipolazione di informazioni scientifico-culturali e su ciò che resta del passaggio di meteoriti di quattromila anni fa, i due giovani artisti su soffermano sull’ormai leggendario meteorite mancante El Meson de Fierro e sulle indagini e le congetture legate alla sua sparizione.</p>
<p>Negli spazi della Fondazione l’artista presenta 1,1,2 nuova opera concepita appositamente per la mostra che riprende opere come The Long Ton che indagano il rapporto tra materiali e dati, in riferimento diretto all’opera di Mario Merz Spostamenti della terra e della luna su un asse, per raccontare come le illusioni possano creare nuovi equilibri.</p>
</div>
<p>Si ringrazia la Galleria Franco Noero per la collaborazione. L’iniziativa rientra in<strong> <a href="http://www.contemporarytorinopiemonte.it/">ContemporaryArt</a></strong></p>
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		<title>The inaccessible poem</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 16:23:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il libro pubblicato in occasione della mostra The Inaccessible Poem di Simon Starling alla Fondazione Merz dal 29 ottobre 2011 al 15 gennaio 2012. L&#8217;evento espositivo vede l&#8217;artista inglese impegnato in veste curatoriale. Starling stabilisce un circuito di dialogo tra i soggetti che compongono la mostra, in perfetta coerenza con ciò che egli ha teorizzato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro pubblicato in occasione della mostra The Inaccessible Poem di Simon Starling alla Fondazione Merz dal 29 ottobre 2011 al 15 gennaio 2012.</p>
<p><span id="more-5806"></span>L&#8217;evento espositivo vede l&#8217;artista inglese impegnato in veste curatoriale. Starling stabilisce un circuito di dialogo tra i soggetti che compongono la mostra, in perfetta coerenza con ciò che egli ha teorizzato, ovvero la necessità di creare &#8220;costellazioni di idee e di fissarle in un&#8217;orbita reciproca&#8221;. Non vi sono, quindi, opere di un artista soltanto, ma un insieme di lavori provenienti da esperienze totalmente diverse tra loro, la cui relazione sta proprio nel modo empirico di affrontare la scienza e la conoscenza, di suggerire deviazioni poetiche o digressioni ironiche: inalterate visioni di un mondo che continua ad avere intelligenza e prospettive. Il progetto espositivo da lui concepito coniuga infatti alcuni dei suoi lavori con le opere di Mario Merz, Sture Johannesson, James Nasmyth e James Carpenter, Faivovich &amp; Goldberg. Simon Starling ha concepito la composizione espositiva alla Fondazione Merz come un incontro tra artisti che per provenienza e generazione sembrano molto lontani tra loro. E lo sono realmente. Ma proprio la distanza appare l&#8217;elemento di maggiore unione. La relazione tra tutti i soggetti che compongono l&#8217;allestimento riporta a ciò che Starling definisce &#8220;orchestrated collisions&#8221;: una galassia in cui possono avvenire strane alchimie, vivere anime differenti che, attraverso le proprie peculiarità, disegnano nuovi modi di condurre il gioco della conoscenza scientifica o della sperimentazione tecnologica. L&#8217;artista tenta così di creare, in maniera non programmatica, equilibri che avvicinino fenomeni distanti tra loro, sganciandosi dall&#8217;ortodossia accademica. Starling opera un&#8217;azione critica nei confronti della tecnologia, favorendo uno smantellameto delle sue stesse regole che conduce a una sorta di slittamento dai toni quasi poetici. In quest&#8217;ottica sono molteplici i punti di contatto con le opere degli artisti in mostra, in particolare con Mario Merz con il quale condivide, oltre a questo aspetto, anche il continuo desiderio di nomadismo. testi di Maria Centonze, Guillermo Faivovich, Nicolas Goldberg, Jacob Lillemose, Hernan Pruden, Simon Starling con opere di Faivovich &amp; Goldberg, Sture Johannesson, Mario Merz, James Nasmyth e James Carpenter, Simon Starling</p>
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		<title>The Inaccessible Poem</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 13:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fmerz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fino a domenica 15 gennaio 2012 Un progetto espositivo concepito da Simon Starling Con i lavori di Faivovich &#38; Goldberg, Sture Johannesson, Mario Merz, James Nasmyth &#38; James Carpenter e Simon Starling A cura di Maria Centonze A partire dal 29 ottobre 2011 la Fondazione Merz ospiterà una grande mostra concepita da Simon Starling a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a domenica 15 gennaio 2012</p>
<p>Un progetto espositivo concepito da Simon Starling</p>
<p>Con i lavori di Faivovich &amp; Goldberg, Sture Johannesson, Mario Merz, James Nasmyth &amp; James Carpenter e Simon Starling</p>
<p>A cura di Maria Centonze</p>
<p><span id="more-5739"></span>A partire dal 29 ottobre 2011 la Fondazione Merz ospiterà una grande mostra concepita da Simon Starling a cura di Maria Centonze. Per la prima volta in Italia l’artista si propone come regista di un progetto espositivo da lui concepito, che coniuga alcuni dei suoi lavori con le opere di Mario Merz, Sture Johannesson, James Nasmyth &amp; James Carpenter e Faivovich &amp; Goldberg.<br />
L’artista inglese analizza, attraverso generazioni di produzione artistica e di attività scientifica, l’evoluzione del rapporto dell’arte con la scienza nei secoli. “Le esplorazioni nei vari campi di interesse di Simon Starling confluiscono &#8211; come suggerisce la curatrice Maria Centonze – in uno spazio ibrido che costituisce una costante del suo lavoro. E’ uno spazio che assorbe dalla scienza, che si nutre della tecnologia, ma che tenta di ridefinire i confini delle cose e del pensiero al punto da creare microcosmi di idee, da mettere in relazione o in contrapposizione. Tutta la mostra si svolge come se le opere raccontando storie diverse, avessero un’unica costante che è quella di stabilire distanze illusorie, modificare tempo e spazio con mezzi empirici che restituiscono visioni di una possibile e non meno veritiera realtà”.</p>
<p>Alla Fondazione Merz Starling opera un’azione critica nei confronti della tecnologia, favorendo uno smantellameto delle sue stesse regole che conduce a una sorta di slittamento dai toni quasi poetici. In quest’ottica sono molteplici i punti di contatto con le opere degli artisti in mostra, in particolare con Mario Merz con il quale condivide, oltre a questo aspetto, anche il continuo desiderio di nomadismo.</p>
<p>Uno degli spunti da cui parte l’artista è il lavoro dei due astronomi dilettanti Carpenter e Nasmyth i quali, con un approccio speculativo, realizzarono una serie di disegni ottenuti dall’osservazione al telescopio della superficie lunare; disegni a loro volta utilizzati per costruire dei modellini fotografati, ottenendo quelle immagini così sorprendentemente poetiche dell’inarrivabile corpo celeste a cui fa riferimento il titolo della mostra.</p>
<p>Fatti e manipolazioni della storia sono anche l’argomento dell’opera recentemente completata Project for a Masquerade. Il video, proposto al piano interrato del museo, documenta le varie fasi di lavorazione di una serie di maschere giapponesi del Teatro del Noh appositamente create dal maestro Yasuo Mischi. Nel corso del video le maschere assumono i contorni somatici di noti personaggi internazionali, storici e di fantasia, coinvolti a vario titolo negli avvenimenti legati all’opera commissionata per ricordare il luogo d’origine del progetto della bomba atomica. Da qui l’analisi della scultura di Henry Moore Atom Piece/Nuclear Energy (1963) e della sua doppia identità: monumento celebrativo a Chicago e testimonianza della catastrofe umana al Museo di Hiroshima.</p>
<p>L’interesse di Starling sul rapporto tra finzione e realtà a partire dall’indagine scientifica, si sposta poi su El Mesón de Fierro degli argentini Faivovich &amp; Goldberg. Nel nuovo capitolo del loro ampio progetto A Guide to Campo Cielo, dedicato alla manipolazione di informazioni scientifico-culturali e su ciò che resta del passaggio di meteoriti di quattromila anni fa, i due giovani artisti su soffermano sull’ormai leggendario meteorite mancante El Meson de Fierro e sulle indagini e le congetture legate alla sua sparizione.</p>
<p>Negli spazi della Fondazione l’artista presenta 1,1,2 nuova opera concepita appositamente per la mostra che riprende opere come The Long Ton che indagano il rapporto tra materiali e dati, in riferimento diretto all’opera di Mario Merz Spostamenti della terra e della luna su un asse, per raccontare come le illusioni possano creare nuovi equilibri.</p>
<p>Si ringrazia la Galleria Franco Noero per la collaborazione.</p>
<p>L’iniziativa rientra in <a href="http://www.contemporarytorinopiemonte.it/"><strong>Contemporaryart</strong></a></p>
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		<title>Meteorite in giardino 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 15:06:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fmerz</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Eventi Passati]]></category>

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		<description><![CDATA[Fondazione Merz e Museo Nazionale del Cinema presentano Sabato 19 novembre ore 21.00 nell’Aula del Tempio del Museo Nazionale del Cinema, Via Montebello, 20, Torino Et ultra Chaos Pererro di Petra Lindholm con musica di Willy Merz Merzensemble (Matthias Vieweg, baritono &#124; Giacomo Agazzini, violino &#124; Claudia Ravetto, violoncello &#124; Daniele Berdini, sassofono &#124; Devid [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Fondazione Merz e Museo Nazionale del Cinema presentano<br />
<span style="text-decoration: underline;">Sabato 19 novembre ore 21.00 nell’Aula del Tempio del Museo Nazionale del Cinema, Via Montebello, 20, Torino</span></p>
<p><strong>Et ultra Chaos Pererro</strong> di <strong>Petra Lindholm</strong> con musica di <strong>Willy Merz</strong></p>
<p>Merzensemble (Matthias Vieweg, baritono | Giacomo Agazzini, violino | Claudia Ravetto, violoncello | Daniele Berdini, sassofono | Devid Ceste, trombone | Simone Rubino, percussioni | Willy Merz,Direzione)</p>
<p><span id="more-5787"></span></p>
<div>
<p><strong>Aula del Tempio &#8211; Museo Nazionale del Cinema, Via Montebello, 20</strong></p>
<p>In occasione dell’ultimo appuntamento di Meteorite in Giardino 4, sabato 19 novembre 2011 alle ore 21.00, nell’Aula del Tempio del Museo Nazionale del Cinema verrà proiettato Et ultra Chaos Pererro (2011), video dell’artista Petra Lindholm con la musica di Willy Merz.</p>
<p>Partendo dal testo poetico, autobiografico e inedito, di Galileo Galilei Petra Lindholm e Willy Merz hanno realizzato insieme Et ultra Chaos Pererro, inserendo alcuni estratti dal film muto Galileo di Luigi Maggi, girato a Torino all&#8217;inizio del Novecento.</p>
<p>La serata al Museo Nazionale del Cinema proporrà un “concerto” di suoni e proiezioni in cui immagini passate e presenti, oltre il piano reale, forniranno allo spettatore una visione fantastica, trascendente, al limite dell’onirico, regalata da sguardi diversi, quasi a significare la capacità di leggere il mondo in chiave astratta e matematica.</p>
<p>La composizione di musica originale per baritono insieme a un ensemble di cinque strumenti, eseguita dal vivo, accompagnerà la proiezione del video realizzato per questa occasione dall’artista finlandese.</p>
<div>
<p><strong>Petra Lindholm</strong> è nata nel 1973 a Karis, in Finlandia. Attualmente vive e lavora a Ekenäs, in Finlandia. Si laurea al The Royal University College of Art in Stoccolma, Svezia (1996 &#8211; 2001).<br />
Nel 2000 partecipa al programma di scambio finlandese Kuvataideakatemia, Helsinki.<br />
Attiva con personali e collettive dal 2001, ha vinto numerosi premi nazionali ed internazionali, esponendo in Europa e negli Stati Uniti.</p>
<p>L’appuntamento è in collaborazione con la Galleria Franco Soffiantino.</p>
<p><strong>Ingresso libero fino a esaurimento posti</strong></p>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Simon Starling</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 10:13:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fmerz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>

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		<description><![CDATA[L’artista britannico, nato a Epsom nel 1967, fin dal 1991, prima ancora di terminare gli studi artistici, inizia ad esporre in mostre collettive e personali in musei e gallerie di tutto il mondo. Numerosi sono i premi vinti fin dagli inizi della sua carriera, tra questi è bene citare il Blinky Palermo Prize di Leipzig [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’artista britannico, nato a Epsom nel 1967, fin dal 1991, prima ancora di terminare gli studi artistici, inizia ad esporre in mostre collettive e personali in musei e gallerie di tutto il mondo. Numerosi sono i premi vinti fin dagli inizi della sua carriera, tra questi è bene citare il Blinky Palermo Prize di Leipzig nel 1999 e nel 2005 il Turner Prize.</p>
<p><span id="more-5624"></span>Starling costruisce le sue mostre partendo dai luoghi in cui viene invitato a esporre ed entrando in sinergia con essi: spazi espositivi, città o memorie storiche di cui coglie le specificità; parte da un punto di esse, e, creando fitte connessioni, sviluppa la sua indagine in diverse direzioni dando vita a ciò che l’artista stesso definisce ”collage associativi”.<br />
Con l’energia prodotta dalla sua capacità di analisi, con l’idea costante in tutti i lavori, di risalire alla fonte attraverso la ricerca, realizza i progetti espositivi con opere site specific. E’ un artista dei nostri tempi, con un’anima poetica e ironica che racconta la storia delle cose che incontra, permettendo a queste di rigenerarsi e creare altre storie, definendo così nuovi confini culturali. Come ad esempio per Le Jardin Suspendu presentato nel 1998 al Heide Museum of Modern Art di Melbourne: manda in volo, sorvolando l’edificio Heide II progettato da due architetti esponenti dello Stile Internazionale, il modellino di un aereo francese, il ‘Farman Mosquito’, costruito con il leggerissimo legno equadoriano di Balsa; il giardino dell’edificio è lo stesso che ospita un grande albero dal quale gli aborigeni presero il legno per costruire una canoa. Associazioni di pensieri, di significati; l’albero-canoa, l’architettura di stile modernista, un viaggio che unisce l’idea alla forma.</p>
<p>E così via una connessione dietro l’altra con variazioni sempre più articolate che seguono un pensiero costantemente alla ricerca comunque dell’essenza, dell’origine, del prototipo. I processi di trasfigurazione degli oggetti o di una sostanza in un’altra, così come l’alterazione di elementi naturali, sono, come lui stesso afferma “la manifestazione fisica di un processo di pensiero”. Come in Blue Boat Black del 1997 dove l’artista usa una vetrina del National Museum of Scotland di Edimburgo e la modifica in un peschereccio dopo averla portata a Marsiglia. Una seconda trasformazione fa convertire la barca in una stufa a carbone per cucinare il pesce pescato nei pressi della città del sud della Francia. I resti carbonizzati della barca ritornano all’interno del museo per testimoniare il ciclo di costruzione, decostruzione, trasformazione, riutilizzo.<br />
Fin dall’inizio è con questo spirito che espone in numerosi musei e gallerie allestendo mostre personali, dal Moderna Museet di Stoccolma (1998) al Kunstmuseum di Basilea (2005), dal Centro de Arte Contemporaneo di Malaga, al Macro di Roma (2003) e al Hiroshima City Museum of Contemporary Art (2010) e partecipando a molte delle più importanti rassegne internazionali, tra cui: Fare Mondi/Making worlds, 53° Biennale di Venezia (2009), 26° Bienal de São Paulo (2004), 9° Biennale di Lione e 8th Sharjah Biennialj (2007), Individual Systems, 50° Biennale di Venezia (2003).</p>
<p>Nella sua produzione artistica, dai video alla fotografia, dalla performance alla scultura, affronta i temi relativi alla pressione della modernità, la produzione di massa, il capitalismo globale, ponendo particolare attenzione all’enorme quantità di energia utilizzata nella civiltà occidentale; una sottile ironia permea le sue opere, confermando così l’efficacia di un linguaggio equilibrato e di forte impatto.<br />
Starling si serve della scienza e della tecnologia per portare avanti istanze di maggiore rispetto della natura e delle sue regole, con l’irrequietezza e l’ironia che accompagnano il suo lavoro; nelle sue creazioni la realtà non viene rappresentata così come appare ma piuttosto in una combinazione di immagini e oggetti che ci restituiscono una visione sovvertita e sempre diversa ma vitale. Lui stesso afferma: “Forse l’idea è che l’artista non dovrebbe mai riconciliarsi con il proprio vocabolario, perché in quel momento il suo lavoro muore”.</p>
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		<title>A negress of noteworthy talent</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 15:14:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fmerz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il progetto dedicato alla figura di Kara Walker, curato da Olga Gambari, si declina in quattro momenti. Intorno alla mostra &#8220;Kara Walker. &#8220;A Negress of Noteworthy Talent&#8221; allestita alla Fondazione Merz (dal 25 marzo al 3 luglio 2011), ruotano una rassegna di film a cui ? fortemente legato e ispirato il lavoro dell&#8217;artista americana, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il progetto dedicato alla figura di Kara Walker, curato da Olga Gambari, si declina in quattro momenti. Intorno alla mostra &#8220;Kara Walker.</p>
<p><span id="more-5575"></span>&#8220;A Negress of Noteworthy Talent&#8221; allestita alla Fondazione Merz (dal 25 marzo al 3 luglio 2011), ruotano una rassegna di film a cui ? fortemente legato e ispirato il lavoro dell&#8217;artista americana, un convegno internazionale sulla dimensione politica e psicologica degli stereotipi razziali e un workshop con gli studenti dell&#8217;Accademia Albertina e della Facolt? di Lettere e Filosofia dell&#8217;Universit? di Torino. Inoltre la partecipazione della giornalista e scrittrice Rebecca Walker arricchisce il dibattito sui concetti di razza, classe, cultura e genere. Kara Walker si confronta con lo spazio della Fondazione Merz presentando cut papers in libere evoluzioni sulle pareti, una video- installazione, disegni, collage e tempere. Il progetto che la coinvolge ? incentrato sulla memoria mitica che prende forma nel suo lavoro, una memoria in costante metamorfosi in cui la dimensione biografica si colloca in connessione con l&#8217;esperienza collettiva. Una vicenda storica come quella della nascita della comunit? afroamericana negli Stati Uniti, legata a secoli di schiavit? e alla successiva difficile integrazione razziale diventa materia dalla quale Kara Walker pu? attingere per i suoi racconti figurativi, giocati sull&#8217;ombra, sulla sagoma. Le sue silhouette nere si muovono in una terra visionaria e metaforica, tra giorno/notte e luce/buio. Storie ferocemente realistiche, allegorie dallo humor nero rappresentate in installazioni, video, scenografie, marionette, ombre cinetiche, wall drawing, collage su vari supporti, dal muro alla tela. Ma anche disegni, tempere, miniature e grandi dimensioni per racconti dinamici che aleggiano in una dimensione in cui il grottesco sfiora il dramma. Le storie di Kara Walker diventano mito, fiaba e pur avendo radici precise, assurgono a narrazioni universali.</p>
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		<title>INTERVALLO MEDITERRANEO</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 15:26:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fmerz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[5-6-7 ottobre 2011 ore 21.00  presso la Fondazione Merz Rassegna di Video d&#8217;artista e Danza contemporanea. Organizzata da Artegiovane &#8211; Torino A cura di Francesco Poli e Francesco Bernardelli In collaborazione con l’associazione MosaicoDanza Alla dodicesima edizione di attività del festival dedicato alle creazioni audiovisive d&#8217;artista provenienti da paesi dell&#8217;area mediterranea, Artegiovane quest&#8217;anno ha deciso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>5-6-7 ottobre 2011</p>
<p>ore 21.00  presso la Fondazione Merz</p>
<p>Rassegna di Video d&#8217;artista e Danza contemporanea. Organizzata da Artegiovane &#8211; Torino<br />
A cura di Francesco Poli e Francesco Bernardelli</p>
<p>In collaborazione con l’associazione MosaicoDanza</p>
<p><span id="more-4315"></span>Alla dodicesima edizione di attività del festival dedicato alle creazioni audiovisive d&#8217;artista provenienti da paesi dell&#8217;area mediterranea, Artegiovane quest&#8217;anno ha deciso di dedicare un focus specifico su una serie di temi e problematiche più ampie, così come testimoniate dalla complessa situazione politica in pieno corso in molti paesi del Medio Oriente. Lungo tre sere, la rassegna presenterà alcuni sguardi esplorativi situati nel tentativo di percorrere le dense e difficili situazioni venutesi a creare in punti nodali della più vasta mappa geopolitica contemporanea del Mediterraneo. Seguendo alcuni criteri di esplorazione e di riflessione critica individuati dagli specifici programmi curati, Radical Closure (a cura di Akram Zaatari) e The Mediterranean Gap (a cura di Gabriel Soucheyre), la rassegna dedica alle molteplici e differenziate prassi artistiche provenienti dall&#8217;area mediorientale una prima piattaforma per invitare il pubblico a soffermarsi con rinnovata attenzione a situazioni e punti di vista critici di artisti visivi (da Francia, Spagna, Marocco, Turchia, Cipro, Israele, Libano, Egitto, Irak) oltre la cronaca quotidiana.</p>
<p>La rassegna intende poi offrire nel corso delle tre serate (5-7 ottobre) presso la Fondazione Merz, a Torino, alcuni appuntamenti con la danza contemporanea, mantenendo il carattere interdisciplinare sviluppato negli anni.  La manifestazione, nuovamente in collaborazione con l&#8217;associazione MosaicoDanza di Natalia Casorati, offrirà l&#8217;occasione per due performances: <strong>NIJI</strong> di Francesca Cinalli il 5/10  e <strong>Variazioni magnetiche</strong> di Perypezye Urbane il 7/10.<br />
Come nelle passate edizioni verrà presentato anche un catalogo bilingue (italiano/inglese) contenente immagini e materiale critico su tutti i lavori selezioni per i programmi.</p>
<p><strong>Calendario</strong></p>
<p><strong>mercoledì 5 ottobre</strong><br />
h. 21 &#8211; Benvenuto e presentazione della rassegna 2011<br />
a cura di Francesco Poli e Francesco Bernardelli<br />
a seguire &#8211; Presentazione dei programma The Mediterranean Gap (1a parte) a cura di Pauline Quantinet &#8211; selezione dal festival Videoformes (Clermont-Ferrand)<br />
h.22 &#8211; Interludio: <strong>NIJI</strong> di Francesca Cinalli<br />
h. 22.30 &#8211; Presentazione del programma Radical Closure: 1) I prigionieri (a cura di A.Zaatari)</p>
<p><strong>giovedì 6 ottobre</strong><br />
h. 21- Presentazione dei programma The Mediterranean Gap (2a parte) a cura di Pauline Quantinet  &#8211; selezione dal festival Videoformes<br />
- pausa -<br />
h. 22.15 &#8211; Presentazione del Programma Radical Closure: 2) I segni visibili della guerra</p>
<p><strong>venerdì 7 ottobre</strong><br />
h. 21 &#8211; Presentazione del programma Radical Closure: 3) Al confine<br />
h. 22.15 &#8211; Interludio: Variazioni magnetiche di Perypezye Urbane</p>
<p><strong>Le serate avranno inizio alle 21 </strong><strong></strong></p>
<p>Per informazioni www.artegiovane.com</p>
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		<title>Meteorite in giardino 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 14:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fmerz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[Alessandro Sciaraffa presenta Ti porto il mare (2011) Per la rassegna di arte e musica Meteorite in Giardino 4, l’artista Alessandro Sciaraffa presenta alla Fondazione Merz martedì 26 luglio l’opera Ti porto il mare (2011), insieme al pianoforte di Alfredo Castellani. Il programma musicale prevede brani di autori francesi del Novecento come Debussy e Ravel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alessandro Sciaraffa</strong> presenta <em>Ti porto il mare</em> (2011)</p>
<p><span id="more-5396"></span>Per la rassegna di arte e musica Meteorite in Giardino 4, l’artista <strong>Alessandro Sciaraffa</strong> presenta alla Fondazione Merz martedì 26 luglio l’opera <strong><em>Ti porto il mare</em></strong> (2011), insieme al pianoforte di <strong>Alfredo Castellani</strong>. Il programma musicale prevede brani di autori francesi del Novecento come Debussy e Ravel e italiani del XX secolo quali Berio, tutti ispirati all&#8217;acqua. In alcune parti il pianoforte e lo strumento-scultura di Sciaraffa duetteranno, creando una sonorità inconsueta e affascinante.<br />
<em><strong>Ti porto il mare</strong></em> è una struttura che verrà sospesa con cavi metallici su una delle vasche della Fondazione e oscillerà a una altezza di circa 3 metri dal suolo. Su ciascun modulo della struttura verrà collocato un tamburo di 100 cm di diametro all’interno del quale, centinaia di migliaia di piccole sfere in acciaio rotolano secondo pendenze e inclinazioni dell’installazione. La struttura sarà composta da tamburi con le medesime caratteristiche che costituiranno l’intera opera.<br />
Tale movimento ondulatorio è ottenuto grazie a motori elettrici governati da una centralina elettronica progettata per ottenere sequenze d’inclinazione di piano. Lo sfregamento delle sfere sulla pelle naturale del tamburo produce una vibrazione superficiale che genera un suono identico a un’onda marina. Ne risulta che lo spettatore si troverà immerso in una sorta di profondità marina. L’opera sarà illuminata da lampade che permetteranno di godere la trasparenza della pelle del tamburo generando effetti ottici con luci e ombre e contribuendo a una maggiore carica dinamica dell’opera, in relazione con lo spazio che la ospita.</p>
<p><em>Ti porto il mare </em>è come dice Sciaraffa “uno stato d’animo irrequieto. Un inno alla vita. Il mare non si ferma mai. Il mare è la perpetua consapevolezza di un gesto mai uguale a se stesso. Se lo guardo da lontano scorgo la linea invalicabile dell’ignoto, se lo osservo da vicino ho la certezza che dopo un’onda ce ne sarà un’altra. Portare il mare è l’impossibile capace di delineare il limite tra ciò che voglio e ciò che posso. Un gesto di riflessione, un esercizio semantico su come l’arte possa sconfinare su nuove frontiere e indagini linguistiche travolgendo la materia del sogno.</p>
<p>L’impossibile è davvero possibile? Rivisito a mio modo il sublime, colgo l’aspetto spettacolare della potenza della natura quando si manifesta su tutti noi. Concentrato su una natura bella, spietata da amare e non temere alla quale dobbiamo tutto il nostro sapere nutrito dall’ascolto e dallo sguardo su di essa”.</p>
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		<title>Meteorite in giardino 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 14:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fmerz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[Maurizio Vetrugno presenta Lead Baloon (2011) Performance musicale di Elisa Marangon, Filippo Cosentino e Giovanni Sanguineti In collaborazione con Albamusicfestival e Novalis Contemporary Art. Rassegna a cura di Maria Centonze e Willy Merz Per la rassegna di arte e musica Meteorite in Giardino 4, l’artista Maurizio Vetrugno presenta alla Fondazione Merz Lead Baloon (2011), unitamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Maurizio Vetrugno</strong> presenta <em>Lead Baloon</em> (2011)</p>
<p><span id="more-5363"></span>Performance musicale di<br />
Elisa Marangon, Filippo Cosentino e Giovanni Sanguineti</p>
<p>In collaborazione con Albamusicfestival e Novalis Contemporary Art. Rassegna a cura di Maria Centonze e Willy Merz</p>
<p>Per la rassegna di arte e musica Meteorite in Giardino 4, l’artista <strong>Maurizio Vetrugno</strong> presenta alla Fondazione Merz <em><strong>Lead Baloon</strong></em> (2011), unitamente al jazz del trio composto da Elisa Marangon, Filippo Cosentino e Giovanni Sanguineti. L’opera presentata in anteprima lo scorso 23 maggio all’Alba Music Festival di Alba sarà visibile, insieme ai lavori presentati di volta in volta durante le serate, fino al 2 ottobre 2011.</p>
<p><strong><em>Lead Baloon</em></strong> di <strong>Maurizio Vetrugno</strong> è una scultura formata da tre boomerangs in legno, presentati come lacche cinesi nere e rosse o lasciati nel loro colore naturale di hardwood trattato ad encausto: montati ognuno su una barra metallica sottile e basculante, sono poggiati a loro volta su una base di andesite. L’artista, come sempre nel suo lavoro, pratica una forma di scultura che rimanda ad oggetti di uso quotidiano che, lui stesso afferma,“ vengono in qualche modo traditi nelle loro funzioni. Nella deviazione del buon senso inteso come senso comune. Questi oggetti, i boomerangs, non avrebbero potuto essere dipinti, né ricamati come immagine su una tela, né fotografati. Rimandano solo a se stessi come oggetti negati”. In questo caso il boomerang, usato ancora oggi come arma da caccia, conserva nella fantasia collettiva qualcosa di magico; inoltre, il suo ritrovare la strada e rifare al contrario lo stesso percorso da cui è partito, ha fatto sì che l’oggetto potesse diventare un giocattolo dall’apparenza innocua, a differenza di altre armi-giocattolo. Il titolo dell’opera (letteralmente pallone di piombo), in contrasto evidente con la scritta che ognuno porta I Love You, definisce di fatto uno stato d’animo: un messaggio che può o è diventato uno Scherzo Pesante. Viene in mente che la dichiarazione d’amore lanciata con un oggetto contundente non possa tornare indietro senza rischi. Perché palloni di piombo? Si sa che quelli non volano se non con un propulsore di energia che può essere anche negativa!<br />
“Il boomerang è pur sempre un&#8217;arma, il cui scopo che non sfugge a nessuno, è di tramortire il bersaglio o ritornare nelle mani di chi sta cacciando. E&#8217; cosi che succede nella lotta amorosa?” si chiede l’artista Maurizio Vetrugno, “è ancora lecito parlare di amore? E comunque questi boomerangs che dopotutto potrebbero anche volare, tornano davvero nelle mani di chi li lancia senza che ci sia stato una perdita da parte del cacciatore? Questo è lo scherzo pesante&#8230;”</p>
<p>La grande musica jazz del Novecento è protagonista del <strong>programma musicale</strong> della serata: l’inedito <strong>trio Marangon-Cosentino-Sanguineti</strong> propone un viaggio attraverso melodie e armonie che hanno contribuito a trasportare nella modernità questo linguaggio musicale. Modernità appunto: spesso grazie al genio dei compositori si è suonata musica “fuori dalla propria epoca” ed è il caso dei brani di Duke Ellington e Cole Porter che hanno scritto melodie meravigliose ma con armonie – e regole &#8211; che solo qualche decina d’anni più tardi si sarebbero trasformate in consuetudine compositiva. Tre sono le caratteristiche principali che un brano jazz deve possedere: la prima è la sorpresa, ovvero stupire l’ascoltatore; la seconda è la varietà data dalla componente africana che questa musica si porta dietro e l’ultima è quel-non-so-che data dall’influenza iberica di cui il jazz ha tanto risentito. Questi elementi hanno agito sui compositori in diverse maniere e spesso ha portato alla realizzazione di pagine di musica più riflessiva e meditativa come quella proposta con i brani di Kenny Wheeler e A.Carlos Jobim.</p>
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