ÜberMauer_BAM: Biennale Arcipelago Mediterraneo

ÜberMauer_BAM: Biennale Arcipelago Mediterraneo 06.11.2019 | 08.12.2019

6 novembre – 8 dicembre 2019

Palermo, sedi varie

L’edizione 2019 di BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo, dal titolo ÜberMauer, si svolge nell’anno in cui ricorrono tre anniversari di forte significato politico e simbolico: i trentennali della caduta del Muro di Berlino e della rivolta di Piazza Tienanmen e il cinquantenario dei moti di Stonewall. Da questi spunti storici prende avvio il progetto che vede un ricco palinsesto di eventi, disseminati nei luoghi storici della città, dal centro alla periferia, con la partecipazione di artisti di fama internazionale. Il programma è stato scritto a più mani da Fondazione Merz e da European Alternatives, che per l’occasione sposta a Palermo il proprio Transeuropa Festival, assieme ai vari attori della vita culturale, artistica e politica della Città di Palermo.

LA MOSTRA ÜBERMAUER

Un dispositivo espositivo diffuso nella città di Palermo che riunisce opere storiche e inedite di affermati artisti internazionali come Shilpa Gupta, Alfredo Jaar, Emily Jacir, Zena el Khalil, Shirin Neshat, Damián Ortega, Michal Rovner e Driant Zeneli, di artisti italiani o residenti nel nostro Paese come Francesco Arena, Claudia Di Gangi, Patrizio Di Massimo, Claire Fontaine, Giuseppe Lana, Andrea Masu e Gili Lavy e di palermitani come Stefania Galegati, Ignazio Mortellaro e Michele Tiberio che apriranno i propri studi ad una serie di visite e incontri pubblici.

Nell’anno in cui ricorrono il cinquantenario dei moti di Stonewall e i trentennali della rivolta di piazza Tienanmen e della caduta del Muro di Berlino, ÜberMauer propone un percorso di analisi e testimonianza sulle possibili declinazioni del muro, inteso come elemento simbolico, politico, storico e psicologico. Estendendosi tra il mare, la Kalsa e il Cassaro, le installazioni e i progetti toccheranno numerosi spazi pubblici e privati disseminati nel tessuto cittadino: il Teatro Garibaldi, il Teatro Bellini, la Piazza Magione, il Convento della Magione, lo Spasimo e la Sala sopra le Mura, la Chiesa dei SS. Euno e Giuliano e altri.

«Ogni città è una comunità a sé», scriveva Aristotele, svelando così una delle grandi tensioni che accompagnano ancora oggi le società contemporanee: quella fra l’universalismo di nozioni quali “umanità” e “giustizia” e il carattere invece spesso respingente della polis, definita per contrasto con chi non ha diritto di cittadinanza. Ogni confine traccia una linea di demarcazione al tempo stesso includente ed escludente: identifica il “noi”, lo spazio di familiarità e di solidarietà, e “l’altro”, lo spazio di estraneità e indifferenza; ogni muro circoscrive l’amico e stigmatizza il nemico.

Ma è possibile fondare una comunità politica sullo sconfinamento? Risolvere quella che Zygmunt Bauman considerava la sfida del momento, ossia «progettare – per la prima volta nella storia umana – un’integrazione che non sia più fondata sulla separazione»? È possibile immaginare uno spazio già e sempre definito come superamento di se stesso, costitutivamente multiplo, in cui una pluralità di confini si intrecci e si interroghi vicendevolmente, all’interno e oltre ogni frontiera? Questo è quanto accade a Palermo: centro del mediterraneo, cerniera culturale e politica tra continenti, forte di una vocazione transculturale e intersezionale vissuta in modo del tutto compromettente. Una città attraversata da contraddizioni e conflitti, esperienze e storie assolutamente irriducibili a singola identità.

I muri di una città plurale raccolgono, spesso drammaticamente, testimonianze del passaggio di molte umanità, il lascito d’intere comunità e civiltà. Nell’interpretazione dell’arte, alcuni luoghi iconici della polis, densi di memorie, offrono se stessi a epifanie, speranze o inquietudini. Blocchi, bordi e muri possono essere mentali, fisici, culturali o economici ma l’intervento degli artisti riguarda in ogni caso la consapevolezza, la presa di posizione, la capacità di dinamizzare concetti e materiali poetici verso una prospettiva di continuo cambiamento e inclusione.

Gli artisti più affermati offriranno il risultato del proprio lavoro interpretando il ruolo di ambasciatori di una città che ha saputo fare del tema dell’accoglienza e dell’integrazione il centro dei propri percorsi amministrativi e culturali, in linea con la tradizione più che millenaria di un territorio posto naturalmente a ponte tra popoli, esperienze, storie e comunità. Tutti gli autori partecipanti coinvolgeranno i visitatori e la cittadinanza, attraverso un ricco public program di incontri, workshop e studio visit.