introduzione di Beatrice Merz
con un testo di Leonardo Padura
saggio critico di Claudia Gioia

Il catalogo è pubblicato in occasione della mostra El Palacio de las Tres Historias allestita da Carlos Garaicoa alla Fondazione Merz dal 30 ottobre 2017 al 4 febbraio 2018.
“El Pensamiento quale logos e affezione, parola e intenzione, memoria e distanza, storia e attenzione, metafora e ironia; è il filo d’Arianna che Carlos Garaicoa da anni srotola con la sua arte. Spazio critico e incantamento ne sono i presupposti mentre le moltitudini e le metropoli l’avventura a cui abbeverarsi. Il racconto con il quale il pensiero si esercita è quello della città che come spazio di passaggio, trama sociale e punto di incontro rappresenta, dal suo sorgere, la sfida più complicata e metaforica del vivere umano. Architetture, sovrapposizioni costruttive, incompiuti e immagini che vestono il quotidiano con abiti che il tempo scopre a volte inadeguati, retorici ma anche visionari oltre la loro storia e funzione. Un tessuto i cui orditi rinviano a scelte improcrastinabili ma anche a suggestioni dimenticate nel tempo o divenute ingombranti per loro stesso autodafé. […] El Palacio de las Tres Historias si concentra su questa forma di seduzione e consenso emanate dalle architetture. Torino è una città emblematica per concatenazioni ed eventi storici. Legata a doppio giro all’industria ha conosciuto la parabola del ‘900 dallo sviluppo e accelerazione alla remissione e dismissione fino alla trasformazione attuale. Nel cambiamento si è modificato l’assetto sociale e l’attitudine ma la storia non è passata indenne ed anzi ha lasciato segni riconoscibili che identificano ricordi e forzature che lasciano ancora aperte molte porte. L’architettura della città è come un indice di catalogazione e allo stesso tempo sommario dei temi da sviluppare. Garaicoa, come già a L’Avana, inizia a percorrere Torino, insegue suggestioni raccogliendo informazioni e annota incontri, fotografa fabbriche dismesse ed edifici del periodo razionalista, si trova per caso nei quartieri operai, osserva i simboli, entra in spazi destinati al riuso, ascolta storie. Quello che già gli è noto funziona da coordinata ma la vera bussola è quello che ancora non conosce.
L’idea del Palazzo prende corpo da questa raccolta di stupori, di viaggi interrotti, ambizioni rientrate, scommesse prima vinte e poi rimborsate. Il bisogno di mettere insieme il lontano e il presente spinge a creare un nuovo display dove trovare raccolte tutte le informazioni, tornare a guardare quello che sembra fin troppo conosciuto e scorgere tutti i se, i ma, gli allora della storia che permangono nel presente. Occorre dunque un Palazzo dove sia possibile accedere a tutti, dove le informazioni siano a disposizione senza necessità di obiettivi precisi, dove si possa sostare, leggere, osservare, ascoltare, commentare, entrare e uscire ma soprattutto camminare per riprovare la medesima avventura di Carlos Garaicoa. Un palazzo non retorico per parlare della retorica costruttiva su cui si è fondata la modernità. Il Palazzo dunque ha iniziato a sussultare. Un valzer sospeso di scale, vetri, acciaio per mordere la pesantezza, vaporizzare la materia e aprire all’immensa riserva delle domande e dei desideri. Si è fatto piazza, luogo aperto, agorà, teatro, in poche parole città.” (Claudia Gioia)
Il catalogo riproduce la documentazione fotografica della mostra e una rassegna selezionata dei lavori di Carlos Garaicoa dagli anni ‘90 a oggi. Il saggio critico della curatrice Claudia Gioia approfondisce le tematiche care all’artista in un percorso che porta fino alla mostra allestita alla Fondazione Merz.
Il volume si arricchisce di un racconto inedito dello scrittore cubano Leonardo Padura.