pagine: 168
formato: 14,5 X 21 cm
data di pubblicazione: aprile 2018
confezione: cartonato
lingua: Italiano/Inglese
prezzo: € 25,00
isbn 978-88-7757-270-7

testi:
introduzioni di Beatrice Merz e Pinuccia Sardi
conversazione di Lisa Parola e Maria Centonze con Fatma Bucak
testo di Kaya Genç
testo di Gianmaria Ajani

Il catalogo è pubblicato in occasione della mostra So as to find the strength to see allestita da Fatma Bucak alla Fondazione Merz dal 6 marzo al 27 maggio 2018.

“Avvicinarsi alla ricerca di Fatma Bucak è come posare lo sguardo su una mappa decostruita. Qui si ritrovano tracciati percorsi e poi cancellati, paesaggi disegnati e poi abbandonati, una geografia che di continuo si ridisegna intrecciando fatti e biografie ma anche rimossi e non identità. Nel lavoro recente dell’artista, questi paesaggi si ampliano passando dalla Turchia alla Siria e al Nord Africa per poi arrivare in Europa e negli Stati Uniti con l’intento d’indagare una cornice politica particolarmente difficile da definire. La ricerca dell’artista si può intendere come una prassi visiva in divenire che rimanda direttamente all’etimologia del verbo greco prássein, il cui significato non è limitato all’agire o operare ma riprende anche l’idea del viaggiare, camminare, attraversare.” (Lisa Parola, Maria Centonze)

“Il posto [Fondazione Merz] ha enormi pareti bianche e la luce si propaga da destra a sinistra; c’è odore di cemento. Era freddo, imperfetto e affascinante. Le voci rimbombano e si mescolano creando confusione. Mentre camminavo al suo interno pensavo a come la predominanza della natura industriale di questo spazio si scontrasse con differenti tipi di arte e come ogni epoca desse una nuova identità allo spazio. È una scenografia difficile, ostinata e incantevole – questa è stata la mia prima impressione nel percorrere questi spazi. Nella periferia industriale di Torino, ha un suo carattere industriale, un suo rapporto con la città tramite l’industrializzazione e i movimenti operai che l’hanno plasmata; il fatto stesso che questo spazio fosse una centrale termica di un’azienda automobilistica. Ancora più importante, il suo rapporto con Mario Merz e l’arte povera mi ha fatto pensare a un luogo concettuale e fisico che è al tempo stesso collettivo e individuale, che reca le tracce del suo stesso imperfetto sé e della memoria storica, della guerra e del fascismo – quei rapporti che hanno stretti legami con la politica e che mediano tra il territorio e la cultura. È stato inevitabile il desiderio di guardare questo posto disabitato per indagare la fragilità e la tensione della storia. Per resistere alle narrazioni convenzionali riguardo a un ‘indefinito’ luogo resiliente e divenuto questa volta un rifugio per la mia arte.” (Fatma Bucak)

“Con la consueta prontezza di spirito, Bucak ha intitolato questa mostra So as to find the strength to see. Cinque anni dopo il crollo della primavera turca, si domanda se possiamo sentire il profumo di rose di un paese assediato da forze con agende contraddittorie e un amore condiviso per la violenza. Terre che oggi puzzano di polvere da sparo possono tornare a profumare di rose. È questa la visione che ci viene chiesto di avere la forza di vedere.” (Kaya Genç)

Il catalogo riproduce la documentazione fotografica della mostra e una rassegna selezionata dei lavori di Fatma Bucak negli ultimi 10 anni La conversazione delle curatrici con l’artista approfondisce le tematiche care a Bucak in un percorso che porta fino alla mostra allestita alla Fondazione Merz. Il testo dello scrittore turco Kaya Genç getta uno sguardo profondo sul background storico-culturale nel quale si è formata l’arte di Fatma Bucak e ne coglie le suggestioni più recondite. Chiude il catalogo il breve saggio Persone, diritti, Stati del giurista Gianmaria Ajani.