Il volume documenta la grande mostra “Mario Merz. Pageantry of painting. Corteo della Pittura”, presentata alla Fondazione Merz dal 12 maggio al 26 settembre 2010: diciotto grandi pitture selezionate da Rudi Fuchs con l’assistenza di Cristina Mundici, realizzate tra la metà degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta e provenienti sia da importanti musei europei sia da collezioni private e in alcuni casi non esposte al pubblico da molti anni.

Tra i lavori in mostra anche due igloo dipinti, “Casa del giardiniere” e “Igloo (Tenda di Gheddafi)” e il video “Lumaca” di Gerry Schum. Così Rudi Fuchs racconta le suggestioni che hanno dato origine all’idea di mostra “Ricordo quando da bambino andavo a vedere le parate dei giorni di festa, dove i membri di ciascuna Gilda sfilavano con i loro stemmi in cui erano raffigurate immagine araldiche dai colori forti. Marciavano fino alla piazza principale della città, dove si dava inizio a competizioni scenografiche di sbandieramento acrobatico. Ogni volta che vedo i grandi dipinti di Mario penso a quelle cerimonie spettacolari e alla possibilità di mettere in mostra una trentina di quelle immagini-stendardo come in una rappresentazione teatrale, per restituire loro quello sventolio particolare. L’idea è proprio quella di un corteo di colori. Certo i dipinti non possono muoversi all’interno della mostra ma credo che un’installazione così sia possibile, con i baluardi che roteano e sventolano nell’aria.“ Si tratta in buona parte di soggetti animali, dalle forme arcaiche, in cui l’evidenza e la riconoscibilità dell’immagine si sposa con l’utilizzo della figurazione in senso archetipico, dalla forte accentuazione simbolica e mitica, specchio di un progetto esistenziale. Scrive ancora il curatore della mostra “Una volta vidi Mario Merz mentre creava alcuni dei grandi dipinti inclusi in questa mostra. Procedeva con un pennello zuppo di colore e qualche bomboletta di vernice su tele non intelaiate, leggere e sottili come lenzuola. Più che dipingere sembrava disegnare: linee allungate, curve, ondivaghe, che prendevano la forma di una qualche figura (per lo più di animali fantastici). Erano forme ben delineate, potenti nel colore e nel disegno. Erano forme araldiche”. Mario Merz stesso sottolineava la connessione tra immagine e rimandi simbolici: “La pittura prende vita nella mente ancora prima di essere fatta. E l’immagine è sempre doppia, è un’immagine e anche qualche altra cosa. Se l’immagine è perfetta diventa un dipinto… Fino a poco tempo fa si poteva diffidare dell’immaginazione, al giorno d’oggi si deve portare nuovamente più fantasia possibile nell’arte”.