Il libro pubblicato in occasione della mostra The Inaccessible Poem di Simon Starling alla Fondazione Merz dal 29 ottobre 2011 al 15 gennaio 2012.

L’evento espositivo vede l’artista inglese impegnato in veste curatoriale. Starling stabilisce un circuito di dialogo tra i soggetti che compongono la mostra, in perfetta coerenza con ciò che egli ha teorizzato, ovvero la necessità di creare “costellazioni di idee e di fissarle in un’orbita reciproca”. Non vi sono, quindi, opere di un artista soltanto, ma un insieme di lavori provenienti da esperienze totalmente diverse tra loro, la cui relazione sta proprio nel modo empirico di affrontare la scienza e la conoscenza, di suggerire deviazioni poetiche o digressioni ironiche: inalterate visioni di un mondo che continua ad avere intelligenza e prospettive. Il progetto espositivo da lui concepito coniuga infatti alcuni dei suoi lavori con le opere di Mario Merz, Sture Johannesson, James Nasmyth e James Carpenter, Faivovich & Goldberg. Simon Starling ha concepito la composizione espositiva alla Fondazione Merz come un incontro tra artisti che per provenienza e generazione sembrano molto lontani tra loro. E lo sono realmente. Ma proprio la distanza appare l’elemento di maggiore unione. La relazione tra tutti i soggetti che compongono l’allestimento riporta a ciò che Starling definisce “orchestrated collisions”: una galassia in cui possono avvenire strane alchimie, vivere anime differenti che, attraverso le proprie peculiarità, disegnano nuovi modi di condurre il gioco della conoscenza scientifica o della sperimentazione tecnologica. L’artista tenta così di creare, in maniera non programmatica, equilibri che avvicinino fenomeni distanti tra loro, sganciandosi dall’ortodossia accademica. Starling opera un’azione critica nei confronti della tecnologia, favorendo uno smantellameto delle sue stesse regole che conduce a una sorta di slittamento dai toni quasi poetici. In quest’ottica sono molteplici i punti di contatto con le opere degli artisti in mostra, in particolare con Mario Merz con il quale condivide, oltre a questo aspetto, anche il continuo desiderio di nomadismo. testi di Maria Centonze, Guillermo Faivovich, Nicolas Goldberg, Jacob Lillemose, Hernan Pruden, Simon Starling con opere di Faivovich & Goldberg, Sture Johannesson, Mario Merz, James Nasmyth e James Carpenter, Simon Starling