Christian Boltanski. DOPO

Il catalogo è pubblicato in occasione della mostra DOPO di Christian Boltanski alla Fondazione Merz dal 3 novembre 2015 al 31 gennaio 2016.
“Christian Boltanski rivendica il suo essere artista del XX secolo e in effetti tutto il suo lavoro ci porta nel cuore della contemporaneità. Non quella update e passeggera ma quella reale fatta di scelte ed eventi che cambiano il senso, di esistenze singole e anonime che divengono corali e paradigmatiche. È un altro modo di dire la storia siamo noi. Non quella maestosa ed ufficiale, mai quella dei vincitori ma la storia di tutti noi, con le cose volute e anche subite. Con linguaggio minimale e non incline alla celebrazione è riuscito a parlare di tutto senza rimanere ancorato a nulla. Non c’è un tema storico elettivo ma la storia intesa nell’accezione di durata lungo cui si srotolano le singole esistenze le cui reliquie, abiti, fotografie, battiti del cuore, consentono di spostarci di continuo dal singolare al generale, dal prima al dopo facendoci riconoscere nel suo racconto e ponendoci empaticamente di fronte alla storia che normalmente è portata a dimenticare le cose piccole, i gesti e le resistenze e che invece grazie a Boltanski trova necessaria la declinazione del particolare per divenire leggibile. È come guardare un film e nello stesso tempo leggere un grande romanzo, ascoltare musica, assistere ad una pièce teatrale. Di fronte ai lavori di Boltanski, dalle prime Boîtes de Biscuits e Vitrines de Référence del 1969 fino alle recenti installazioni, ogni nostro senso è coinvolto e la reazione retinica non è che l’inizio di un processo più complesso che mette in moto i nostri riferimenti, scava nella memoria e rintraccia spezzoni di racconti, altre fotografie, incontri dimenticati, crea connessioni e rimandi emozionandoci. […] In accordo con la natura del mito, i racconti di Boltanski arrivano dal passato e tornano di continuo cercando di inserire nel tempo lineare degli umani la circolarità di un tempo quasi prometeo. Immagini mobili dell’eternità immobile. Stati modificati della percezione per celebrare tutti i tempi e la memoria del mondo che rinasce con ogni uomo. Il racconto del ritorno, del permanere e del dopo che conosciamo tutti e che ogni volta rinasce quando Boltanski torna a ripeterlo. Il dopo dev’essere questo. Non la fine e basta ma il racconto e un altro racconto ancora”. (Claudia Gioia)

Il volume riproduce la documentazione fotografica della mostra ed è arricchito dai testi di Claudia Gioia (curatrice della mostra), Massimo Donà (filosofo), Beatrice Merz.

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