MASBEDO | Todestriebe

Il catalogo è pubblicato in occasione della mostra Todestriebe di MASBEDO (Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni) alla Fondazione Merz dal 3 ottobre 2014 al 11 gennaio 2015. “La mantide che aspetta nell’ombra è un fotogramma tratto dall’ultimo video dei Masbedo, dal titolo Todestriebe, che significa ‘pulsione alla morte’, concetto identificato da Freud come aspetto imprescindibile dell’inconscio umano, che aspira al godimento non al proprio benessere. […] Todestriebe è anche il titolo della mostra che Iacopo Bedogni e Nicolò Massazza presentano alla Fondazione Merz, perché è un istinto che impregna ogni lavoro del loro progetto espositivo. Conflitto, relazione drammatica, solitudini che convivono, tra aggressione e passività. Sembra che la vita stessa sia cannibale per definizione, una sorta di mantide appunto. La visione di tutto ciò è una reale, profonda, titanica incomunicabilità, un silenzio che arriva come una glaciazione e avvolge l’universo, con tutti i suoi protagonisti, organici e no, compresi gli dei, lo spazio oltre il mondo conosciuto. I Masbedo raccontano questa visione creando un’apparenza sensibile densa anche di percezioni, forgiando un immaginario mitico e allucinatorio, che parla una lingua ancestrale in cui sono stati assorbiti elementi molteplici. Mettono in scena storie universali rapprese in icone visive, con un linguaggio ibrido, che, all’interno della narrazione in movimento, fonde gli stilemi degli altri alfabeti artistici in una continua sperimentazione ideativa e tecnologica. […] La mostra alla Fondazione Merz è un lungo viaggio che coinvolge la città con diverse altre iniziative. Si entra e si segue un racconto fatto a tappe, che ripercorre gli ultimi dodici anni di lavoro degli artisti e che propone un confronto sul tema dell’incomunicabilità, come cifra caratteristica della condizione umana. Lavori storici e altri inediti esplorano sconfinamenti e sperimentazioni, alla luce di quello che loro definiscono ‘umanesimo tecnologico’, cioè la ricerca artistica come indagine critica della dimensione antropocentrica esasperata del postmoderno, nel contesto dei nuovi media. Un tema che è stato sviluppato dagli artisti nell’ambito del workshop condotto alla Scuola Holden con un gruppo di studenti composto anche da allievi dell’Accademia Albertina di Belle Arti, i cui risultati sono stati presentati ad Artissima. La Fondazione si trasforma in un luogo di apparizioni, parabole di una mitologia contemporanea. Gli schermi e le proiezioni si pongono come porte d’ingresso, elementi narrativi vivi. I lavori in mostra declinano l’idea del fallimento contemporaneo, un vuoto afasico che nasce proprio dall’impossibilità di relazione e comunicazione nei confronti, prima di tutto, di se stessi, poi dell’altro e della società, ma anche della Storia e della Natura”. (Olga Gambari)

Il volume riproduce la documentazione fotografica della mostra ed è arricchito dai testi di Olga Gambari, Michel Houellebecq, Michel Maffesoli, Beatrice Merz, Chantal Nava, Walter Siti, Monique Veaute.

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