Mattew Barney Mitologie Contemporanee

a cura di Olga Gambari. Testi di Olga Gambari, Arthur C. Danto, Gian Luca Favetto, conversazione tra Richard Flood e Matthew Barney

Ci sono artisti che rimangono nella storia perché riescono a cogliere il respiro e l’identità del loro tempo. Matthew Barney è un prestigiatore che mescola verità e finzione. È l’Houdini dell’arte contemporanea. Dall’inizio degli anni Novanta ha codificato una nuova lingua, con cui ha scritto il proprio testo sacro sulla nostra società. Elaborando una propria personalissima mitologia visionaria, con una serie di celebri film, dalla saga in cinque puntate di Cremaster a quella in diciassette di Drawing Restraint, è diventato in un decennio un oggetto di culto internazionale. La sua figura si è fusa completamente con il mito che ha creato attorno a se stesso, come corpo e faccia, ancor prima che come mente, prestati ai molteplici personaggi interpretati nelle sue opere video. Il suo lavoro è partito dall’idea di “video arte” per poi accogliere e trasformare tutti gli altri linguaggi, dalla scultura al cinema, passando per il teatro, la moda, l’architettura, il design, la fotografia. Un atteggiamento di recupero e reimpasto produttivo su cui Barney fonda concettualmente anche la sostanza del lavoro, oltre che la forma e il metodo. Viviamo in una società che ricicla tutto, un continuo d’après che Barney fa suo: mescola porzioni di tutte le mitologie prodotte nella storia dell’umanità, da quelle più classiche e antiche alle più anomale e sconosciute, fino alle contemporanee e bizzarre. Ha dato vita a una nuova grande cosmogonia, onnivora e ibrida, un blend spurio di ready made culturali alti e bassi. Per questa capacità di raccontare la cifra del tempo in corso, Barney incarna l’artista ideale attorno a cui costruire un’esperienza e un racconto intitolati Mitologie contemporanee. Il volume è la testimonianza del progetto che l’artista ha realizzato a Torino e ne testimonia le differenti parti: la mostra alla Fondazione Merz (31 ottobre 2008 – 11 gennaio 2009), un workshop con gli studenti dell’Accademia Albertina di Belle Arti, un convegno con il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Torino e una rassegna cinematografica coordinata dal Museo del Cinema.

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